Il problema esonero nel Giovanile, rispondono i Dirigenti.

A proposito dell’esonero di allenatori nel Calcio Giovanile, è una solo questione morale oppure è una discrezionalità corretta dell’ASD? E quando è corretto esonerare, per risultati negativi, comportamento oppure problemi di spogliatoio? E a proposito di risultati, per una ASD delle categorie regionali è corretto tentare il tutto per tutto, cambiando mister, per salvare un patrimonio (la categoria regionale magari raggiunta a fatica)?

Adriano Zuppini la vede così: ” Al riguardo ognuno può dire di tutto e di più ( allenatori e dirigenti) chiaro che chi deve decidere pensa di fare la cosa migliore anche se un esonero è una sconfitta per tutti . Quindi penso che quando una Società arriva a dover prendere una decisione grave come l’esonero non va mai contestata perché sicuramente non è un capriccio e aggiungo anche che si potrebbe specie nei settori giovanili arrivare a una decisione così drastica anche se si è primi in classifica qualora un mister mancasse in certi valori.
I mister nei settori giovanili sono persone fondamentali nel percorso che devono compiere i ragazzi nel loro cammino ,quindi devono essere anche educatori affiancando i genitori.

Più concreto Saverio Barini, il quale da sempre è contrario all’attuale strutturazione dei campionati giovanili in particolar modo per la categoria Giovanissimi, per la quale avverte sentori di stress quando sul finire di campionato ci sono in gioco i punti per la salvezza : ” L’esonero o meglio la sostituzione ci sta, perchè una Società Sportiva ha il dovere e il diritto di cambiare qualcosa soprattutto quando il comportamento del mister non è allineato con lo stile della casacca. E anche il mantenimento della categoria, che è un vero patrimonio non solo per la Società ma anche per i ragazzi che vi partecipano, diventa l’imput di un momento decisionale sia pure doloroso, nell’interesse della Società medesima e non ci vedo nulla di scandaloso.”

Ed ecco l’humour di Umberto Chincarini : ” Trovo indecente strumentalizzare con un generico :” ..lo faccio per il bene della squadra”. Questa settimana ho dovuto farlo io (in prima squadra) e sono triste per questo. Coi Giovanissimi poi non ha senso. Ma nessuno provvede a cambiare le regole. Questa non è la mia ottica sportiva, non è il mio mondo, tengo duro sognando di preparare ragazzi educati. Finché restano qui, a Peschiera. Pedofilia a parte,  non ritengo di dover sostituire mai alcun allenatore del Giovanile. Così avrebbero ragione certi genitori che non vedono vincere i loro “campioni” per colpa del mister.”

L’argomento è approfondito da Nicola Fante, responsabile giovanile del Legnagoi Salus: “ Argomento delicato e riflessioni a cui talvolta siamo costretti ad arrivare. Credo sia lecito da parte di una società valutare il cambio tecnico e credo che anche i mister ne siano coscienti. Per quando ci riguarda è comunque una decisione estrema che non viene mai presa a cuor leggero. Da noi queste decisioni vengono sempre prese in comune accordo tra i 3 responsabili che abbiamo nel settore giovanile e poi viene avallata anche dalla società, in modo che sia comunque una decisione il quanto più possibile razionale. I motivi della sostituzioni in genere sono più da ricercare in quelle problematiche che riguardano l’ aspetto comportamentale del mister in primis e dello spogliatoio. I risultati sono una conseguenza di vari aspetti, non possiamo di certo esonerare un mister se la squadra affidatagli non è in grado di raggiungere certi obbiettivi, bisogna essere anche autocritici in questo, a volte le squadre non sono all’ altezza di primeggiare e noi dirigenti dovremmo vederlo per tempo. I mister ad inizio anno condividono con noi obbiettivi e comportamenti da tenere, quindi c’ è una base chiara e scritta sulla quale poi richiamare qualcuno alle proprie responsabilità. Di certo non esoneriamo un mister perchè ce lo chiede un genitore o un calciatore per quanto forte possa essere, cosa che sappiamo (in altre realtà) succede. Soprattutto certi genitori privi del dono dell’ obbiettività a volte si permettono di provarci. Purtroppo le categorie da salvare sono un problema per tutti, si vogliono mantenere, sia per prestigio sia perchè permettono di offrire ai ragazzi un confronto a livelli più elevati e di conseguenza anche un loro miglioramento. Anche la Federazione dovrebbe fare qualche riflessione, perchè 4 retrocessioni su 14 squadre negli elite, pari quasi al 30% del totale ( in serie A retrocede il 15% delle squadre) sono tante e questo spesso porta ad esasperare gli animi a discapito anche del gioco, dovremmo puntare ad una crescita più serena, ne beneficeremo tutti, soprattutto i ragazzi.

E concludiamo con Claudio Monese il quale ha preferito glissare da questi argomenti, essenso ritenuto parte in causa dopo lo sfogo di Davide Nicastro: ” Sono parte troppo coinvolta in questo momento e non trovo giusto rispondere a queste domande per mettere in piazza i perchè dell’esonero del mister. Mi permetto solo di dire che esprimere giudizi è sempre facile e lo è ancora di più quando si scrivono cose giuste ma il comportamento non è in linea con ciò che è stato scritto… sono sempre i comportamenti che coerentemente devono seguire i principi. Io penso di non essere la persona indicata in questo momento per dare risposte a riguardo, l’unica cosa che posso dire è questa: quando si arriva a prendere una decisione qualsiasi essa sia, e’ sempre sofferta e ci sono sempre delle motivazioni le quali vengono ponderate a 360° e mai prese di pancia. Lascio ad altri la capacità di dispensare consigli e verità.”

Concludendo: per fare il titolo, prendiamo a prestito una frase di Adriano Zuppini che riassume il pensiero di tutti gli intervistati e cioè che un eventuale esonero non è mai preso a cuor leggero. Vengono rifiutate anche certe pressioni endogene e in questo bisogna dar atto alle Dirigenze per una protezione degli allenatori da certi attacchi.
Il cambio tecnico viene vissuto sempre come ultima necessità e in questo senso gli allenatori del giovanile possono star tranquilli: l’importante è che non perdano di vista il comportamento di fronte ai ragazzi, turpiloquio, fumare e altre situazioni negative. L’esempio educativo prima di tutto, i tre punti poi.