Lettere al Direttore. Analisi sulla crisi del Calcio Italiano.

Riceviamo una lettera ricevuta da Davide Nicastro, ex allenatore della Giovanissimi Regionale del CastelnuovoSandrà. Sollevato da poco dall’incarico, ha voluto dare un contributo a favore della cultura del calcio giovanile, sia pure con una punta di amarezza. (del resto, un esonero non può passare indifferente, quando c’è  passione genuina).
Non essendoci sentori di polemiche la pubblichiamo volentieri.

 

Sono un semplice frequentatore di campi da calcio da anni, prima come calciatore semiprofessionista ed una volta diventato padre di due figli, che hanno nel sangue la mia stessa passione, come allenatore patentato Uefa b di squadre giovanili.

Alla portata di tutti, ormai da anni ma accentuato con l’esclusione della nostra Nazionale Italiana dai Mondiali Russia 2018, è il dato oggettivo che lo sport per eccellenza in Italia chiamato “gioco del calcio” sta andando a rotoli.
Testate giornalistiche sportive, guru del settore, opinionisti e gente comune, quotidianamente cercano di trovare risposte e dare soluzioni all’infelice periodo di transizione dello sport che ci tiene incollati a televisori e giornali.
Con modestia ma forte delle mie esperienze vorrei far condividere il mio pensiero e le mie considerazioni al riguardo.

Sono convinto che la risposta al fallimento della nostra Nazionale Maggiore di calcio vada ricercata in profondità e lontana dagli stadi di serie A, B e serie C; mi riferisco nello specifico negli ambienti, nelle società e nelle dinamiche all’interno delle quali nascono i futuri calciatori professionisti e non e cioè i settori giovanili delle squadre di provincia. Per farmi capire, cito una frase di Enzo Bearzot:  ” Il calcio pare esser diventato una scienza, anche se non sempre esatta. Tuttavia, per me, si tratta prima di tutto e soprattutto di un gioco.”
Condivido questo pensiero, il calcio è gioco e divertimento e così deve esser insegnato.

Ho avuto la fortuna di allenare ragazzini e ragazzi in varie società calcistiche, a volte raggiungendo ottimi risultati, buoni e qualche volta “deludenti”.
Ovviamente mi riferisco solo ed esclusivamente a risultati numerici e non di crescita sportiva,  di relazioni personali e di rapporti umani perché questi sono traguardi che non si possono misurare.

La vittoria, che tutti desideriamo giustamente, si costruisce con pazienza e con pazienza bisognerebbe attendere i risultati. E quando classifica non rispetta le aspettattive?  Si cambia, cercando nel cambio nuove prospettive.

Concludo con qualche amarezza:  ho conosciuto dirigenti di società calcistiche  che non riescono a prendere coscienza della onerosa responsabilità che hanno nei confronti di genitori che affidano i loro ragazzi per qualche ora a settimana per coltivare e crescere con la passione del calcio. Ho conosciuto allenatori che vogliono solo vincere, che allenano per se stessi, che solcano i campi in erba solo ed esclusivamente per raggiungere successi personali. Ho conosciuto genitori di adolescenti che fanno i procuratori dei loro figli, che li spostano di società in società in base alle promesse dei dirigenti assoldati per “scoprire” nuovi tesserati. Purtroppo certi genitori non sanno rispettare i ruoli e non sanno accettare la panchina.

Certamente non tutto il mondo del calcio giovanile è questo ma ne rispecchia una buona parte e sarebbe opportuno che cambiasse.
Allora vi chiedo rileggendo le parole di Bearzot: il calcio è veramente un gioco per i nostri ragazzi ?
Probabilmente no, riflettiamo quando guarderemo i mondiali in Russia, orfani della nostra Nazionale.”

Dott. Davide Nicastro