Statistiche del calcio europeo.
di Francesco Galvagni.

In questo difficile momento che tutti noi stiamo vivendo, il calcio che si può vedere è solo quello del passato. A tal proposito abbiamo allora pensato di proporre questa speciale graduatoria dei principali club calcistici europei,  basandoci proprio sulla loro storia.

Abbiamo preso in considerazione 146 club di cui 29 inglesi, 27 spagnoli, 25 italiani, 22 tedeschi, 12 francesi, 4 olandesi, 4 portoghesi, 4 russi, 3 turchi, 3 belgi, 2 scozzesi, 2 ucraini, 2 greci e 1 romeno, serbo, austriaco, svizzero, danese, croato e ceco, e li abbiamo categorizzati in 6 livelli secondo questi criteri:

LIVELLO 5:

-3 vittorie della Coppa dei Campioni/Uefa Champions League oppure

-2 vittorie della Coppa dei Campioni/Uefa Champions League + 2 Finali perse

LIVELLO 4+:

-2 vittorie della Uefa Champions League (dopo il 1992) oppure

-6 vittorie di competizioni per club Uefa/Fifa (escluso il Trofeo Intertoto) oppure

-2 partecipazioni alla finale della Uefa Champions League dopo il 1992

LIVELLO 4:

-3 vittorie in competizioni per club Uefa/Fifa (escluso il trofeo Intertoto) oppure

-3 partecipazioni alla fase a gironi della Uefa Champions League dopo il 1992

LIVELLO 3:

-1 vittoria in competizioni per club Uefa oppure

-3 qualificazioni a competizioni per club Uefa oppure

-3 vittorie di massime competizioni nazionali (per squadre inglesi-tedesche-italiane-spagnole) oppure

-6 vittorie di massime competizioni nazionali

LIVELLO 2:

-2 qualificazioni a competizioni per club Uefa oppure

-1 vittoria di una massima competizione nazionale (per squadre inglesi-tedesche-italiane-spagnole)

LIVELLO 1:

-club rimanenti

Dalla analisi di tutte le squadre questo è quello che è emerso:

Nel livello 5 troviamo i top-club europei, quelli che di fatto hanno scritto la storia di questo sport. Per la Spagna il Real Madrid, campione del passato, del presente e probabilmente anche del futuro, accompagnato dalla potenza catalana Barcellona, in cima all’Europa nel 1992, 2006, 2009, 2011 e 2015. Per l’Italia abbiamo il Milan, 7 volte campione d’Europa, i cugini dell’Inter (1964,1965, 2010). Rosso-neri e nero-azzurri hanno regalato alla città di Milano un record ancora ineguagliato: il secondo comune italiano per abitanti è infatti l’unico ad avere due squadre capaci di arrivare sul tetto del vecchio continente almeno una volta; e poi la Juventus (1985 e 1996), la squadra che detiene il triste record del maggior numero di finali perse in Coppa dei Campioni/Uefa Champions League, ovvero 7 (1973, 1983, 1997, 1998, 2003, 2015 e 2017). In rappresentanza inglese abbiamo invece Liverpool, 6 volte campione d’Europa, e Manchester United,3. A chiudere la cerchia dell’empireo continentale ci sono poi le due squadre più rappresentative di due paesi che nessuno, a mio avviso è riuscito a definire meglio dello story-teller Federico Buffa: ”molto vicini, ma così lontani…”. Stiamo parlando di Germania, Bayern Monaco, e Paesi Bassi, Amsterdamsche Football Club, meglio noto come Ajax.

Nel livello 4+ troviamo 6 grandi club ai quali però manca ancora qualcosa per poter essere definiti top. I requisiti (a libera scelta della redazione di Giovanigol) per poter entrare in questo livello erano di aver vinto due Uefa Champions League dopo il 1992 (anno in cui questa competizione è stata ufficialmente denominata come tale) o in alternativa aver vinto 6 competizioni per club, esclusa la modesta Uefa Intertoto Cup, o aver preso parte a due finali della massima rassegna. In questo cerchio troviamo tre squadre spagnole ovvero Atletico Madrid, Valencia e Siviglia. Le prime due accomunate dal fatto di aver perso entrambe due finali, di cui una ai rigori. Gli andalusi detengono invece il record di vittorie nella seconda competizione europea per importanza, la Coppa Uefa/Uefa Europa Legaue, ben 5 (2006, 2007, 2014, 2015, 2016). Troviamo poi il Porto, due volte sul tetto d’Europa (1987, 2004), la londinese Chelsea e la teutonica Borussia Dortmund, che gioca in uno degli stadi più caldi d’Europa,  il Signal Iduna Park.

Nel  livello 4 abbiamo i club che hanno mantenuto nel tempo una certa costanza a livello europeo, quali Arsenal, Tottenham Hotspur, Bayer Leverkusen, Schalke 04, Monaco e PSV Eindhoven. A rappresentare l’Italia troviamo il Parma, “la capitale della Provincia che si fa grande”, capace di conquistare tra il 1993 e il 1999 ben quattro trofei europei, diventando di fatto la quarta squadra per vittorie fuori dai propri confini nazionali dopo le tre grandi delle metropoli, Milan, Juventus e Inter. Abbiamo poi le due compagini capitoline, ovvero Roma e Lazio, il Napoli e la Fiorentina. In questo livello figurano poi due colossi dei tempi moderni destinati a scalare ulteriori posizioni negli anni a venire: stiamo parlando di Manchester City e Paris Saint-Germain, due club rilanciati sul palcoscenico europeo dai petro-dollari dei loro sceicchi proprietari.

Passiamo al livello 3 che potremmo definire come “la classe borghese del calcio europeo”.  In questa fascia figurano sia squadre dal glorioso passato come Aston Villa, Leeds United, Amburgo e Stade de Reims, che realtà in sempre più rapida ascesa quali Celta Vigo, Wolverhampton Wanderers e le due franchigie europee targate Red Bull, ovvero Lipsia e Salisburgo (quest’ultimo vincitore nel 2017 della Uefa Youth League, la Champions dei giovani). Tra queste possiamo aggiungere anche l’Atalanta, che se in futuro riuscirà a confermare il trend di questi ultimi anni potrebbe anche diventare una vera e propria big italiana. Gettando nuovamente un occhio sulle franchigie tricolori, troviamo Sampdoria, Torino, Udinese, Bologna, Cagliari, Genoa ed Hellas Verona; quest’ultimo ancora vittima di un’astinenza da Europa che si protrae dal 1988, anno in cui riuscì ad approdare ai quarti di finale di Coppa Uefa.

Nel livello 2 troviamo squadre protagoniste di spumeggianti exploit, salvo poi stabilirsi in una zona media del proprio campionato nazionale. Tra queste le spagnole Alavès (finalista di quello che è forse il più memorabile ultimo atto di Coppa Uefa, nel 2001), Levante e Las Palmas, le inglesi Norwich, Brighton, Crystal Palace e Stoke City, la sorprendente realtà tedesca dell’Hoffenheim dell’imprenditore ma forse ancora più tifoso Dietmar Hopp, e per l’Italia il Chievo.
I giallo-blù riuscirono infatti ad incantare la penisola ottenendo uno straordinario quinto posto al loro primo anno in Serie A per poi vedersi catapultati ai preliminari di Champions League nel 2006 a seguito di Calciopoli. Quel doppio confronto contro il Levski Sofia che avrebbe permesso ai “Mussi Volanti” di vivere scontri memorabili con Barcellona, Chelsea e Werder Brema resta il grande rimpianto del club del presidente Luca Campedelli.

Chiudiamo con il livello 1, quello delle squadre con una rispettabile storia nazionale, ma con una poco consistente esperienza continentale. Qui chi spicca maggiormente è forse il Sassuolo, una delle più interessanti realtà del calcio italiano contemporaneo. I nero-verdi giocano stabilmente in Serie A ormai dal 2013 e possono anche annoverare nella loro breve ma sempre più importante storia un sesto posto nella stagione 2015/2016, che permise alla compagine emiliana del compianto patron Giorgio Squinzi di disputare la fase a gironi dell’Europa League 2016/2017.

Tornare in campo con sicurezza e tranquillità.

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