Olimpia Ponte Crencano. Intervista a Giordano Rossi.
di Enrico Brigi.

Nasce nel 2013 la società Olimpia Ponte Crencano  grazie alla fusione tra Ponte Crencano e Olimpia Stadio. La neonata società dell’allora presidente Gabriele Ferrari, fresca della promozione in Seconda Categoria appena conquistata, insieme al settore giovanile dello storico sodalizio veronese. Come recita un vecchio adagio “L’unione fa la forza”. Cerchiamo di conoscere da vicino questa nuova realtà incontrando sui campi di Via Frà Giocondo l’attuale Responsabile del Settore Giovanile Giordano Rossi. Classe 1980, con un interessante passato da calciatore professionista, il giovane allenatore originario di Isola della Scala, ha deciso di mettere la sua esperienza al servizio del sodalizio gialloblù.

Iniziamo l’intervista cercando di conoscere meglio la sua storia  « La mia carriera da  professionista inizia come attaccante nella Juniores Nazionale del Legnago. Al termine di un’annata particolarmente prolifica ( 21 gol in 18 partite) sono subito entrato a far parte della prima squadra. Pur avendo davanti due mostri sacri come Intrabartolo e Manganotti, sono riuscito a mettermi in evidenza, tanto da attirare addirittura le attenzioni dell’Inter. L’allora presidente France Salvatore, fiutando l’affare per le casse legnaghesi, chiese come contropartita una cifra molto alta, decisamente esagerata, e l’affare, purtroppo, saltò. Fu un vero peccato per me perchè vidi svanire il mio sogno di vestire una maglia prestigiosa come quella dell’Inter. Nemmeno Gabriele Oriali, sceso fino in riva al Bussè, riuscì nell’intento di convincere il presidente ad abbassare le sue pretese». Poi come andò ? « La stagione successiva sono passato, per una cifra ben inferiore, al Ravenna e, successivamente, la mia carriera è proseguita con le maglie di Cremonese, Alessandria e Isernia prima di terminare a soli 31 anni con il Bedizzole, formazione della promozione bresciana. I fallimenti di alcune di queste società e alcuni piccoli “errori di gioventù” hanno sicuramente impedito che la mia storia di calciatore professionista prendesse una piega diversa. Chissà come sarebbe andata davanti a pretese economiche più contenute. Questo è e resterà per me un grande rimpianto ».

Arriviamo ai giorni nostri con l’incarico di Responsabile Settore Giovanile della neonata Olimpia Ponte Crencano. « Come tutte le belle cose è nato tutto per caso. L’occasione è stata una banale partita di calciotto tra amici. Parlando con i fratelli Nicola ed Emiliano Testi sono venuto a conoscenza del desiderio da parte dell’Olimpia Ponte Crencano di individuare una persona di esperienza alla quale affidare la responsabilità del proprio settore giovanile. Ci siamo capiti al volo, le mie idee erano esattamente speculari a quelle della società. Dopo poco tempo abbiamo concluso un accordo su base triennale, e ora eccomi qua ».

Partiamo quindi da qui. Parliamo del settore giovanile di cui sei diventato nuovo responsabile « Il nostro settore giovanile parte dalla categoria “Piccoli Amici” sino ad arrivare alla categoria Juniores. Al termine del mio primo anno (2018/2019 ndr) avevamo 83 tesserati. Ora, dopo questo secondo anno , dovremmo arrivare ad averne almeno 120. L’obiettivo del nostro progetto triennale è quello di raggiungere 150 tesserati alla fine della stagione 2020/2021. Oltre a questo abbiamo anche l’ambizione sportiva di conquistare con la prima squadra – dove peraltro sono allenatore – la promozione in Prima Categoria. Si tratta di due obiettivi senza dubbio sfidanti ma sicuramente non irrangiungibili».

Raccontaci qualcosa della vostra metodologia di lavoro « La prima cosa, un aspetto a cui tengo in maniera particolare, riguarda la parte coordinativa, ultimamente troppo spesso trascurata. Tutte le nostre squadre all’inizio di ogni allenamento svolgono una sessione di circa trenta minuti interamente dedicata alla coordinazione. Si tratta di una scelta che riveste grande importanza nel percorso di crescita di ogni giovane calciatore perchè ogni gesto tecnico, se eseguito in maniera coordinata, diventa ancora più efficace. Tutti gli allenamenti, poi, si svolgono nelle giornate di martedì e giovedì secondo un preciso ordine prestabilito ad inizio di stagione. In qualità di responsabile sono personalmente presente sul campo dall’inizio alla fine dell’allenamento di ciascuna squadra. Supervisiono il lavoro di tutti mantenendo un continuo e proficuo confronto con tutti gli allenatori, al fine di verificare il pieno rispetto delle linee guida condivise ». Il rapporto con i genitori ? « In questo caso invito gli allenatori a non affrontare alcun aspetto tecnico o comportamentale con i genitori dei ragazzi. Per qualsiasi cosa il principale riferimento rimane sempre e solo il sottoscritto. Credo e crediamo tutti insieme che sia questa la soluzione migliore ».

Se dovessi riassumere in poche parole i principi ispiratori del vostro settore giovanile «Il lavoro mio e dei miei collaboratori si fonda su tre concetti fondamentali: Crescita, Divertimento, Regole. Tradotti sul campo di gioco il loro significato è molto semplice. I ragazzi devono crescere attraverso il divertimento del gioco del calcio nel pieno rispetto delle regole ».

La categoria Giovanissimi viene spesso vista come lo spartiacque di ogni giovane calciatore. Un punto di snodo dove molti, per vari motivi, decidono di abbandonare, lasciando in alcuni casi una disciplina sportiva praticata per diversi anni. « La soglia della categoria Giovanissimi rappresenta inevitabilmente un punto dove, per una serie di fattori, il cerchio inevitabilmente si stringe e prosegue solo chi ne ha veramente voglia e possiede quel minimo di Dna calcistico per poterlo fare. Credo che con i giovani la cosa più importante sia quella di farli divertire il più possibile. Oggi in molti contesti esiste ancora troppo radicata l’ansia di dover fare risultato, un atteggiamento a mio avviso per certi versi controproducente quando si ha a che fare con giovani calciatori. In questa fascia di età è ancora troppo presto coinvolgerli più di tanto nella competizione in quanto questo genera in loro la paura di non essere in grado di farcela. I bambini non conoscono la cosiddetta “paura sportiva” e noi allenatori dobbiamo essere bravi nel trasmettere loro solamente la sana voglia di diversirsi. Con il tempo sono loro stessi in grado di raggiungere la consapevolezza delle proprie doti e dei propri desideri, necessaria per aiutarli a scegliere se proseguire o meno nel gioco del calcio ».

Chiudiamo questo incontro con un’ultima domanda. Esiste un motto al quale ti ispiri? « Il mio  modo di fare calcio mi piace definirlo con un motto che io chiamo quello delle “Tre C” dove le tre “C”” stanno per Competenza, Conoscenza e Comunicazione. Le tre parole insieme rappresentano un insieme  per me vincente che si fonde in un’unica parola: Credibilità. Secondo il mio pensiero, noi allenatori dobbiamo dimostrare ogni giorno di essere credibili sia verso i ragazzi che alleniamo sia verso i loro genitori, per la grande responabilità sportiva ma soprattutto educativa che abbiamo nei confronti dei loro figli ».

Grazie a Giordano Rossi per questa piacevole chiaccherata e in bocca al lupo per il futuro.

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