Lavoratore Sportivo, è la volta buona oppure sarà sabbia al vento?
di Paola Fuggetti.

È in corso di approvazione un’importante novità che già da qualche mese si sta discutendo e potrebbe diventare realtà per il mondo sportivo dilettantistico sotto la guida del Ministro Spadafora, che a tal proposito si è già confrontato in diverse occasioni con il Presidente Conte.
E’ dal 1981 (Legge 91/1981 per la precisione) che non viene toccata la normativa relativa al lavoratore sportivo, ed ora a distanza di 40 anni potrebbe trovare una nuova, importante definizione grazie alla riforma dell’ordinamento sportivo in attuazione della Legge Delega n. 86 del 2019 in materia di ordinamento sportivo.
Si sta infatti vagliando il nuovo decreto Attuativo della Riforma dello Sport, in base al quale i lavoratori del settore dilettantistico (n.b. non amatoriale) avranno una precisa collocazione nel sistema giuslavorista e saranno iscritti all’INPS. Così, mentre chi presta la propria attività nel settore amatoriale potrà ricevere solo premi e rimborsi, chi invece è attivo nell’ambito dilettantistico potrà avere prestazioni di lavoro subordinato, autonomo oppure occasionale.

Viene definitivo lavoratore sportivo “l’atleta, l’allenatore, l’istruttore, il direttore tecnico, il direttore sportivo, il preparatore atletico e il direttore di gara che, senza alcuna distinzione di genere e indipendentemente dal settore professionistico o dilettantistico, esercita l’attività sportiva verso un corrispettivo al di fuori delle prestazioni amatoriali.”

E’ una notevole evoluzione, considerando che l’art. 29 delle norme interne della FIGC definisce all’art. 1. Calciatori non professionisti i calciatori che, a seguito di tesseramento, svolgono attività sportiva per società associate alla Lega Nazionale Dilettanti, giocano il “Calcio a Cinque”, svolgono attività ricreativa.
All’art. 2 il medesimo articolo sancisce in maniera chiara che “per tutti i calciatori non professionisti è esclusa ogni forma di lavoro, sia autonomo che subordinato.”
Cosa cambia dunque? In primis i lavoratori in ambito sportivo potranno godere delle tutele sia in ambito assicurativo che previdenziale.

Ma le novità dovrebbero riguardare anche lo sport femminile, con la creazione del cosiddetto professionismo sportivo per donne, ad oggi considerate dilettanti anche se gareggiano a livello professionistico.

La riforma al vaglio crea malumori ed incertezze, nella misura in cui si dovrà provvedere ad un inquadramento fiscale e previdenziale che sia sostenibile dalle Associazioni Sportive Dilettantistiche, che in un momento delicato come questo rischiano di soccombere per la mancanza di introiti.

(Sarà opportuno verificare, prima di avanzare su questo progetto di legge, se le ASD saranno dotate di risorse opportune per soddisfare le diverse categorie di lavoratore sportivo. Sarà sabbia al vento questa proposta, l’impressione è che il ministro Spadafora cerchi consensi elettorali più che a badare alla concretezza attuativa ndr.)

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