Intervista con Francesco Tramarin.
di Roberta Roi.

Francesco Tramarin racconta la sua esperienza a Dubai e le molteplici diversita’ tra il nostro calcio e quello arabo, considerando le esperienze di praticante all’Hellas Verona e di responsabile tecnico a Dubai .

Francesco Tramarin nasce ad Este il 23 luglio 1991, nativo del Leone, trae dal pianeta che lo rappresenta la luce interiore che riesce a trasmettere a chi gli sta vicino.  É dunque persona solare, aperta, generosa, ambiziosa, protagonista. Rifiuta la mediocrità, ama il rischio e sono queste le motivazioni che l’hanno accompagnato nell’avventura araba.

Dopo aver frequentato il liceo scientifico sportivo a Este (PD), isi iscrive a Scienze Motorie a Verona, laureandosi prima alla triennale e poi alla magistrale (scienze dello sport e della prestazione fisica). Durante gli studi ha iniziato subito ad allenare: nei primi due anni in una società dilettantistica, ma svolgendo nel frattempo il tirocinio universitario presso l’Hellas Verona. In seguito ha ricoperto il ruolo di primo allenatore per i successivi cinque anni (Pulcini U10 e Esordienti U12). In questi anni ha frequentato diversi corsi d’allenatore (coni Figc e Uefa B Parallelamente al ruolo di istruttore, ha ricoperto il ruolo d’insegnante di educazione motoria nelle scuole Materne (progetto CONI), nelle scuole medie (supplente) e in una scuola superiore (scuola privata). Infine, ha svolto l’incarico di collaboratore tecnico per l’attività di base della F.I.G.C. di Verona e per una società affiliata all’Hellas Verona (P.g.s. Concordia).

A luglio 2019 (mentre era impegnato coi camp dell’Hellas Verona) riceve una chiamata da  Mirko Mazzantini (allenatore Uefa A, da 10 anni allena gli U15 dell’Acf Fiorentina, autore di numerose pubblicazioni, articoli, libri e dvd per le principali case editrici di sport nazionali ed internazionali) il quale gli chiedeva se avesse voglia di fare un esperienza all’estero: dove? A Dubai.

Mazzantini è co-fondatore della Italian Soccer Style, all’interno della quale operano sono solo allenatori professionisti e i punti fondamentali del programma di lavoro, specifico per fasce di età dai 6 ai 16 anni, sono i seguenti:

  • la formazione dello staff tecnico a 360 gradi (aspetti tecnici, tattici, motori, mentali);
  • la comprensione sugli aspetti inerenti le fasi di crescita del giocatore;
  • la condivisione di una programmazione annuale completa;
  • l’organizzazione e la strutturazione della seduta di allenamento;
  • le metodologie di allenamento e le corrette strategie di comunicazione allenatore – giocatori per un adeguato apprendimento

Il 10 Settembre Francesco arriva a Dubai dove, ad aspettarlo in aeroporto c’e’ Julian il presidente della società. Francesco ha raccontato alla nostra redazione le differenze che piu’ lo hanno colpito di questa sua esperienza in terra araba bloccata per un rientro forzato a causa dell’emergenza del virus covid-19.

Nonostante le buone capacità tecniche degli allievi, c’erano due grossi problemi: l’intensità dovuta dai tempi morti, e l’intensità dovuta da un fattore ambientale, 41 gradi col 90% di umidità, un inferno percio’ ho dovuto riadattare tutto il mio programma anche perche’ io ero li come responsabile tecnico, percio’ dovevo seguire gli allenatori e qualche volta facevo qualche allenamento dimostrativo con i ragazzi, ogni esercizio era molto piu’ lento rispetto a quelli italiani perche’ era necessario, ogni dieci minuti circa,  mandare i ragazzi a bere e a rinfrescarsi; questo fino ad ottobre poi il tempo e’ migliorato e da li’ siamo riusciti ad accelerare tutto. Anche se ad oggi in Italia si lavora molto a livello situazionale con presenza di avversari,  la Dubai ho dovuto adottare un allenamento più a livello tecnico perche’ i ragazzi arabi sono nettamente piu’ indietro rispetto a noi italiani per il fatto che la si allenano solo 2 volte a settimana e fanno una partita ogni 4 settimane.Le gare, gia’ dai pulcini, vengono dirette da arbitri federali.”

Parliamo dei moduli di gioco come sono, il format dei campionati o si altre logiche:

“ Intanto partiamo dal fatto che ci sono molte meno squadre rispetto all’Italia e giocano una volta al mese facendo dei tornei in quanto non esiste un vero e propri campionato. Il torneo dura 3 mesi nella prima fase e altri 3 mesi nella seconda. Inoltre vengono organizzati mini tornei, come da noi in primavera. La modalità di gioco del campionato è cosi divisa: U6 e U8 giocano 5 contro 5,  l’U10, U12 giocano 9 contro 9 cosi’ come gli  U14 ; solo dagli U16 si gioca 11 contro 11.
Le finalita’ delle Accademy e’ di vendere qualche giocatore ad altre squadre, con questa logica tutto il mondo è paese.”

La differenza più interessante è che tutti gli allenatori hanno il patentino Uefa B o Uefa C, a dimostrazione che i primi calci vanno seguiti da tecnici preparati.

“...I mister fanno solo questo come lavoro, ma al tempo stesso si occupano un po’ di tutto, i ragazzi per giocare pagano mensilmente una cifra che si aggira attorno ai 100 euro. Ovviamente visto l’esborso economico dei ragazzi, la societa’ ha deciso di avere solo gente qualificata.  Gli allenatori sono indiani e nigeriani, poi ci sono due allenatori dell’Uganda e un’allenatrice filippina che ha giocato nella serie A nelle Sri Lanka; secondo me erano preparati molto di piu’ di molti allenatori che conosco forse proprio perche’ facendolo come lavoro si dedicano a tempo pieno ai ragazzi e secondo me questo metodo dovrebbe essere immesso anche in Italia .”

Parliamo della logistica e degli impianti e come venivano gestiti gli allenamenti sul campo:

“Qui il calcio è un vero e proprio Business. Ci si allena su ben otto centri , quasi tutti in erba sintetica, in quattro differenti emirati: Sharjah, Dubai e Ajman (gli emirati totali sono sette: Abu Dhabi, Ajman, Dubai, Fujaira, Ras al-Khaima, Sharjah e Umm al-Qaywayn). I centri sportivi non sono di proprieta’ ma la societa’ paga l’affitto dell’impianto un tanto all’ora .L’unico centro di proprieta era quello di Sharjah dove dentro c’era anche una palestra .
Una cosa mi ha lasciato sorpreso in negativo è che in nessun centro c’erano gli spogliatoi e i ragazzi finito l’allenamento non si facevano la doccia (non c’è la cultura della doccia) .Ogni centro ha i suoi due giorni prestabiliti per potersi allenare. Ognuno di essi serve per riuscire a coprire il vasto territorio e per assicurare più iscrizioni possibili. In certe strutture si arriva anche a 100-120 ragazzi in un solo giorno, divisi in due fasce orarie.  L’inizio degli allenamenti è fissato alle ore 6 del mattino (fino alle 7.30) per via del caldo ma soprattutto per assicurarsi altri iscritti in zone diverse. La sera ci si allena in altri centri diversi, rispetto al mattino. Il Venerdì e il Sabato inoltre, i gruppi sono divisi in giocatori élite e non élite (17.30-19 non élite, 19.10-20.40 élite)”

Tramarin spiega la sorprendente differenza fra giocatori elite e non elite.

“… i giocatori élite pagano 500 dirham al mese poiché svolgono il campionato e dei tornei internazionali (India, Spagna, Cina, ecc). Qui ci tengono tantissimo al risultato perché i giocatori élite fanno da “pubblicità”, Un po’ come accade in Italia, chi vince avrà un maggior numero di iscritti nella stagione successiva.
Negli Elite’ c’erano per ogni categoria 30 ragazzi percio’ la qualita’ di gioco si abbassa ,erano divisi in 2 squadre in modo che, visto che pagavano di piu’, i genitori pretendevano che il figlio giocasse. I ragazzi élite, per problemi logistici, si allenano tutti a Dubai e in due giorni di fila, il venerdì e sabato, con partita il giovedì; si ritrovano quindi a svolgere partita e allenamenti in tre giorni consecutivi.

I non Elite non partecipavano a nessun torneo, si allenano e basta.”

Ritornando al metodo di allenamento Francesco riferisce che gli allenamenti da ottobre in poi erano molto simili ai nostri, composto in 5 fasi dove era sempre presente la palla, prima del suo arrivo invece non era cosi’, e comunque tutto l’allenamento era dinamico e non statico, e nel finale 20 minuti di partita perche’ cosi i ragazzi erano contenti e andavano a casa a fare promozione della propria scuola calcio.

“…..Una cosa che mi ha colpito durante gli allenamenti i ragazzi hanno una disciplina e un educazione pazzesca. Il coach non deve mai richiamarli e soprattutto i bambini di 6-7.
Al termine di ogni seduta d’allenamento il giocatore più bravo, viene premiato dal coach (che decide  in base al comportamento, l’impegno e ovviamente per la bravura tecnica), con foto messa nel gruppo dei genitori. A fine mese viene premiato con una medaglia il giocatore che ha vinto più premi durante le singole sessioni di allenamento.”

Quindi questa esperienza la consiglieresti ai tuoi colleghi tecnici:

“ Sul piano umano sicuramente si, per me non e’ stato facile inizialmente per la lingua. La differenza non è tanto cambiare ed andare da una citta’ europea ad un altra ma e’ cambiare completamente cultura e mentalità. La cultura araba e’ molto rigida ha delle leggi  molto severe, questo mi ha fatto capire quanto in Italia siamo fortunati, noi abbiamo mare e montagna, il nostro cibo lo produciamo li invece e’ tutto deserto e il cibo viene quasi tutto importato. “

Parliamo dei progetti e di sogni nel cassetto:

Non so se le porte dell’Hellas sono ancora aperte ma mi piacerebbe di piu’ fare il responsabile tecnico. c’è una squadra a livello professionistico nel Veneto che mi ha chiamato, ma in questo momento non so decidermi perchè la situazione è critica. Io vorrei crescere ancora di più e se devo essere sincero sono interista sfegatato e il mio sogno sarebbe arrivare la. Indossare la maglia dell’Inter e poter fare il responsabile per la mia squadra del cuore.”

Infine, ecco svelato il colore, nerazzurro, del sogno nel cassetto di Francesco Tramarin.
In bocca al lupo, arrivederci a tutti i lettori per potervi raccontare anche le cronache delle prossime gare.
Ne abbiamo tutti bisogno.

 

 

 

 

 

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