Costruzione o re-styling di un logo di ASD.
di Rodolfo Giurgevich.

Se avete intenzione di cambiare o dare un “taglio” nuovo allo stemma della vostra ASD, e se desiderate che il vostro segno distintivo risulti aggregante, piacevole, ben accetto, dal vago sapore araldico il che implica il concetto di tradizione e di storia, ecco qualche suggerimento pratico.
Ricordate che uno scudetto banale non comunica qualità, quella che voi vorreste. E a questo proposito (magari mi faccio qualche nemico), evitate di inserire il solito palloncino bianco e nero, presente in molti scudetti: il palloncino, di per sè, non aggiunge valore al vostro scudetto. Se proprio volete mettere un pallone, suggerisco quello di cuoio anni ’60.
Quello, per intenderci, che se lo colpivate di testa sui lacci di chiusura, vi lasciava il segno per qualche giorno. Quindi se la vostra ASD è datata, meglio un pallone di cuoio. Ecco alcune regole di araldica; chi le seguirà,  fornirà al proprio scudetto il sapore della cultura araldica evitando banalità e cose già viste.

REGOLE DI ARALDICA: Forma dello scudo

Le forme in genere sono 9, uscire da queste significa uscire dalle regole araldiche: ecco le forme, come potrete notare la forma italica è la meno usata e non c’è la forma tonda, oggi usata alla grande nel risetto del format dei social.
Stranamente, una delle forme più apprezzate è quella ungherese, utilizzata dal Barcellona che è stata emulata poi da alcune squadre nostrane (v. CastelnuovoSandrà, PescantinaSettimo ed Avesa)

 

REGOLE DI ARALDICA: Le partiture

Una volta decisa la forma, il secondo passo è la partizione. Dividendo lo scudo in due o più parti si aumentano le possibilità di rappresentare una storia oppure la mission.
Quando la faccia dello scudo era insufficiente a contenere in modo armonico più elementi, il modo più semplice per creare nuove armi  e differenziarle da altre, era quello di dividere in due o più parti la faccia dello scudo, colorandone una o più con smalti e metalli ed inserendo elementi vari.
Anche la partizione aveva un suo preciso significato, soprattutto per indicare l’unione di due o più casate; nella foto sotto indichiamo alcune delle partizioni più consuete, comprese le due più ordinarie, il “partito” quando una linea tagliava verticalmente uno scudo, oppure il “troncato” quando lo stesso veniva tagliato orizzontalmente.

 

 

REGOLE DI ARALDICA: smalti o colori dello scudo.

Gli smalti  più usati in araldica sono: rosso, azzurro, nero, verde e porpora. Associati spesso a due colori metallici, oro e argento. Ovviamente se i vostri colori sociali sono diversi, usateli senza problemi ma attenzione all’effetto arcobaleno. Più colori messi assieme non ne mettono in evidenza nessuno in particolare.
Sappiamo perfettamente che nel caso delle fusioni è quasi d’obbligo tenere presenti tutti i colori, ma la cromia di uno scudetto con 4 o 5 colori assemblati, non è delle migliori. In questi casi vale la pena di agire con colori neutri oppure di agire piuttosto sui bordi per evitare effetti sgradevoli.

REGOLE DI ARALDICA: animali nello scudo.
E’ il Leone l’animale più presente in araldica:  il possente re degli animali appare in tutta Europa, quale difensore e sostenitore di casata o di governo. Quasi sempre linguato (simbologia primitiva a significare l’essere sazio ma comunque sempre pericoloso e aggressivo) e corredato di armi color rosso.
Ma altri parti di animale diventano simboli di grinta e spirito guerriero: zoccoli, corni, artigli, zanne e becchi di uccelli rapaci. Quindi ecco apparire cavalli scalpitanti, cervi pronti a incornare, tori furiosi, orsi possenti. L’ Aquila e il Falcone primeggiano fra gli uccelli come il Leone fra gli animali terrestri. Una curiosità nelle aquile, spesso a due teste (difesa su tutti i fronti) ma oggi scomparsa quasi completamente; oggi solo l’Albania nello stemma di Stato mantiene l’aquila bicipite. Altri uccelli, come l’airone, la rondine,  il cigno o le oche, testimoniano indifferenza alla guerra, alla competizione e la volontà di competere serenamente; lo stesso dicasi anche per i pesci, soprattutto a testimonianza di territori prossimi ad acque dolci o marine.

REGOLE DI ARALDICA: mitologia dello scudo.
La mitologia approda anche in araldica che trova in artisti con forti derivazioni esoteriche i fautori di creature fantastiche: draghi, caproni ( a simboleggiare il diavolo), fauni, satiri, unicorni, sirene e tutti i segni zodiacali anche per soddisfare le maniacali pretese di qualche Signore acculturato e ammaliato dai segni esoterici.
Anche nel calcio appaiono, sia pure raramente, ma senza particolare appeal.

Gli scudetti fuori dalle regole araldiche.
La regola araldica non è chiaramente obbligatoria per costruirsi uno scudetto su misura; lo testimonia l’Ambrosiana (e altre ASD) , con una atipica forma a cerchio, dove compare comunque una figura fantastica (il diavolo, indicatore del bicolore rosso e nero e simbolo polivalente). Logo spigoloso e grintoso, uscita dalla matita di un’artista (Milo Manara).
Fuori regola ma fortemente territoriale lo scudetto del Montecchio Maggiore: castello protagonista su campo rosso e anche il famigerato pallone bianco/nero (pallone che sarebbe da evitare sempre…) diventa bianco/rosso.
Ma c’è anche chi non desidera appartenere alle categorie super-competitive a si presenta con uno stemma soprattutto ludico, parliamo ad esempio, del Crazy e del Paluani Life.

Quindi, cari Presidenti di Associazioni Calcistiche, troppo impegnati per le mille cose che avete in testa, non trascurate il vostro scudetto, sul campo, sulle maglie, negli spogliatoi, sui vostri documenti, parla per voi e comunica valori e modo di essere nell’ambiente sportivo.
Blasonate con cura: forma, colori, partizioni, ordinari, animali e simboli li decidete voi.
per blasonare optime, fornite informazioni precise a chi costruirà o restaurare il vostro stemma ed avrete l’orgogliosa bandiera della vostra Associazione, lo scudetto stampato o ricamato sulle casacche dei vostri atleti.

 

In copertina, per libera scelta della Redazione, proponiamo alcuni logos, alcuni dei quali sembra abbiano seguito le regole araldiche. Sono tutti senza il famigerato palloncino bianco e nero, ad eccezione del Villafranca che utilizza un pallone di cuoio stilizzato.

 


(Come sempre, la Redazione è a disposizione della ASD sostenitrici per assisterle nella ri-costruzione o nel restyling dello scudetto.
In particolare l’autore dell’articolo, Rodolfo Giurgevich, ha operato nell’ambito della comunicazione nazionale ed internazionale con esperienze dirette nel brand building, dalla grafica al posizionamento. ndr.)

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