Rivoluzione, no grazie.
di Nicola Manzini

Se ne parlava da quest’estate ma pare che ormai siamo in dirittura d’arrivo.

Il Ministro Vincenzo Spadafora deve avere molto tempo libero se riesce a pensare di mettere mano ad una rivoluzione nel mondo dello sport dilettantistico non pensando che questa idea, tra l’altro nel silenzio generale, potrebbe mettere a terra le società non professionistiche.

Qualcosa si muove, qualcosa che potrebbe cambiare davvero il mondo dello sport dilettantistico del calcio, ma anche del basket o della pallavolo: si parla dell’abolizione del vincolo sportivo che si è detto essere una normativa ormai vetusta e per questo motivo, da eliminare.
Parliamo del vincolo società/giocatore che nel calcio in ambito professionistico fu abolito nel 1981.

Ambienti vicini al palazzo riferiscono che il decreto proposto potrebbe sancire la progressiva cancellazione del cosiddetto “vincolo” – il rapporto che lega la società dilettantistica ed il giocatore e che va dal sedicesino anno fino al compimento dei 25 anni.

L’art. 108 Noif è stato per anni l’ancora di salvezza in quanto prevede che per essere “libero” di cambiare squadra al 30 giugno di ogni anno, il calciatore all’atto di ogni tesseramento poteva firmare lo “svincolo per accordo” . Senza questo accordo, attualmente, il calciatore sino ai 25 anni non potrebbe cambiare squadra se non con il consenso della società o varcarne la soglia temporale.

L’attuale legislazione prevede comunque la possibilità di cambiare in caso di cambio di residenza e trasferimento in un’altra regione del tesserato, il fallimento della società, la mancata partecipazione del calciatore ad almeno quattro gare ufficiali durante la stagione sportiva o la stipula di un contratto da professionista.
Non v’è dubbio che la riforma metterebbe in ginocchio le società dilettantistiche.

Tra l’altro si dice che verrebbe modificato anche il “premio di preparazione” (un premio in denaro previsto da apposite tabelle) che viene posto a carico dell’ultima società che tessera il calciatore a favore delle tre società che in precedenza hanno cresciuto, sportivamente, il ragazzo.
Tale premio si ridurrebbe ad un anno solamente esclusivamente in occasione del primo contratto di lavoro sportivo sottoscritto dall’atleta (non più in seguito al tesseramento) e quindi alla sola società di provenienza senza alcun indennizzo per le precedenti.
La misura dell’indennizzo in questione, inoltre, sarebbe individuata con parametri proporzionati all’età, agli anni di carriera ed alla categoria di destinazione.

Ovviamente vi è apprensione tra le società dilettantistiche che vedrebbero cosi venir meno una delle loro maggiori fonti di guadagno con la conseguenza anche di ridurre l’impegno di molti alla formazione sportiva dei giovani e del vivaio.
In quest’anno di  Covid dove già gli introiti delle società sono veramente al minimo ( mentre invece restano costanti le spese Figc) si andrebbe incontro per il prossimo futuro non ad una rosea ripartenza ma allo sfacelo totale del calcio dilettantistico.

La speranza comune, e non parlo del Ministro della Salute, che i vertici del dilettantismo si accorgano di quanto sta accadendo e si attivino al fine di poter bloccare tutta “questa eccesiva libertà”

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