Dal Siena alla direzione sportiva dell’US Cadore.
di Nicola Manzini

Incontro amichevole con Salvatore Carrubba, Salvino per tutti, senese, imprenditore, 53 anni. A Verona da 30 anni per amore della bella Laura con la quale ha “prodotto” due splendidi ragazzi Emanuele allievo Carabiniere e Davide, liceale.
La famiglia Carrubba frequenta da sempre i campi da calcio e grazie all’entusiasmo di papà e mamma anche i ragazzi sono stati coinvolti sin da piccoli nella passione ed entrambi con piedi buoni sono grandi bomber: quasi come il papà. Il più grande al Cadore, il piccolo, Emanuele,  al San Zeno.

Con Salvino, attuale direttore sportivo del US Cadore abbiamo scambiato alcune impressioni per approfondire la grande passione per il calcio che traspare appena si inizia a parlare con lui: si illumina ed è fiume in piena, lui che solitamente è persona schiva e riservata.
Salvino ci confessa che potrebbe scrivere un libro sul suo calcio, “ho iniziato a 7 anni, nelle giovanili del Siena e sono arrivato alla convocazione a Coverciano per rappresentare l’Italia, a livello internazionalii nelle rappresentative nazionali; grazie ai Mister che ho avuto, grandi maestri di calcio e di umanità che sapevano trasferire questi valori a noi, il che mi ha fatto crescere come uomo…
Il ricordo di allora è bellissimo nonostante traspaia la delusione per di un brutto infortunio da giovane che ha bloccato una brillante carriera nei professionisti.
Confessa  che “…i brutti infortuni che ho subito ed affrontato nella mia vita calcistica, tra i quali quello che mi ha costretto ad abbandonare un futuro da calciatore professionista, mi hanno insegnato che bisogna affrontare la vita con lo stesso spirito, passione ed impegno che impiegavo per giocare.”

Carrubba fa capire che lo spirito e la volontà che lo avevano portato ai massimi livelli sportivi l’hanno poi aiutato a superare la delusione per aver abbandonato il calcio importante; comportamento che l’ha maturato come uomo e gli ha fatto ottenere importanti risultati anche nella propria carriera professionale.
Questo credo sia un grande insegnamento che possiamo trarre da quanto ci racconta il calcio regala grandi emozioni ma anche grandi delusioni e a volte può cambiare radicalmente la vita.
L’importante è non mollare mai e trarre, da tutto ciò che ci accade anche di negativo, insegnamento per il futuro.

Il suo atteggiamento è positivo anche nei confronti del periodo che stiamo vivendo:

Vivo come tutte le persone responsabili e sensibili alla grande tragedia che stiamo affrontando anche se, per realizzare bene questa situazione, mi ci è voluto qualche giorno in più. Ero decisamente incredulo e spiazzato davanti alla nostra fragilità. Ora mi sto godendo la casa, la famiglia ed in particolare mia moglie e i miei figli che, a causa del mio lavoro, non riesco a vivere come in questo periodo”.

La sua tenacia e la sua caparbietà sono sempre vive, “...sono certo che da questa tragedia ci rialzeremo più forti che mai “.
Tornando al suo grande amore “chiaramente dopo Laura”, il calcio, ci racconta del Cadore, dove ricopre l’incarico di direttore sportivo. E’ arrivato 7 anni fa come allenatore dei più piccoli proveniente da una prima esperienza come mister fatta al Concordia con i ragazzi del ‘99.
Ragazzi che lo hanno poi seguito al Cadore e ai quali, ci racconta, era riuscito a trasmettere una grande voglia di calcio. “ … hanno raggiunto risultati inaspettati sono riusciti a  sopperire a lacune tecniche con il sacrificio, l’umiltà e la passione per vincere insieme ”.
Ora, “...molti di loro giocano qui in prima squadra qui al Cadore e qualcuno fa il fuori quota nella juniores,”, mi racconta “ ….quando non hanno impegni sportivi vengono con me a giocare a calcetto ed è una grande soddisfazione giocare insieme a loro ”.

Ci spiega poi che “…il Cadore ha 300 tesserati e 14 squadre suddivise dai primi calci alla seconda categoria. E’ una società molto attiva e presente nel mondo dei giovani ed è sempre vicina ai loro bisogni e alle loro esigenze con allenatori pronti e preparati a prendere per mano i ragazzi “.
Com’è il Carrubba come  direttore sportivo? : “…sono sempre molto impegnato a coordinare tutte le attività ma sui campi seguo principalmente la squadra juniores e quando posso i giovanissimi e gli allievi. Molto spesso vedo altre partite e seguo parecchi giovani e alcuni tecnici che vorrei portare a lavorare con noi. Mi dedico alla prima squadra soprattutto nelle fasi iniziali della preparazione e poi al bisogno, anche perché al Cadore siamo bene organizzati con staff di allenatori e dirigenti molto preparati e titolati in tutte le annate

Quando ci addentriamo a parlare degli ottimi risultati del Cadore, ci svela un segreto: “ Siamo un grande team, ho la fortuna di lavorare con un Presidente molto presente con grandi doti umane e grande senso di responsabilità nei confronti dei giocatori e della società. Insieme ci interfacciamo con gli allenatori e tutti i dirigenti, ognuno di loro porta avanti il progetto che insieme condividiamo ad inizio stagione.”

Infine ecco il suo progetto di calcio: “…vorrei che si dedicassero attenzioni ed investimenti sia nelle strutture che per la formazione degli allenatori, è importante si seguano tutti i ragazzi, dal più dotato al meno dotato senza nessuna preclusione per nessuno. Tutti debbono avere il proprio ruolo e il proprio spazio e prima o poi ognuno di loro avrà il proprio momento di gloria che lo accompagnerà nella vita e lo renderà un uomo. Così è stato per me e vorrei che lo fosse per tutti i ragazzi ed anche per i miei figli”.

Com’è il tifo in famiglia? “... per fortuna comanda Laura e la gestione del telecomando è sua: la domenica pomeriggio è prioritario l’Hellas, poi segue la Roma per i ragazzi, ed infine il Siena. ”

Avrete capito che Salvino “comanda” solo sul campo, al Cadore.

n.b. La fotografia è tratta da una foto dell’archivio personale dell’Autore, Nicola Manzini.

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Tornare in campo con sicurezza e tranquillità.

 

 

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