Tecnici del Giovanile per il mondo.
di Thomas Ardieli.

Interessante la chiacchierata (rigorosamente al telefono) con Matteo Zonta, giovane allenatore classe 1997, che ci ha raccontato le omologie e le diversità tra il calcio giovanile italiano e quello spagnolo, basandosi sulla sua esperienza nel veronese e al Valencia.
Matteo nasce il 21 Luglio 1997 a Verona e dopo una breve parentesi nel calcio giocato percorre già da giovanissimo la strada per diventare allenatore. All’età di 17 anni infatti inizia ad allenare i pulcini della Polisportiva La Vetta, squadra di Domegliara, paese dove abita e nella quale ha militato da calciatore. Allena quindi i Pulcini biancoblu per tre anni e negli ultimi 2 si impegna in contemporanea a fare anche l’allenatore in seconda alla categoria Allievi, al fianco di Luciano Martini. Dopo essersi fatto le ossa tra le mura di casa, allena per un anno i pulcini del Sona Mazza e contemporaneamente entra nel circuito dell’Hellas Verona, svolgendo per la società scaligera un tirocinio universitario, sempre della categoria pulcini. L’anno successivo ritorna a casa e allena per un anno i pulcini dell’Ambrosiana, continuando anche il percorso con l’Hellas Verona.

Grazie alla collaborazione con il Verona nasce l’idea della possibilità di fare un tirocinio in Spagna, Matteo infatti studia Scienze Motorie all’Università degli Studi di Verona ed essendo al terzo anno, fa domanda per completare il percorso di studi a Valencia e allo stesso tempo allenare nel prestigioso settore giovanile dei murcielagos. Tutto va in porto e Matteo a settembre 2019 approda quindi a Valencia, dove si rapporta con un sistema di calcio giovanile molto diverso dalla realtà che conosceva. Ha raccontato quindi alla redazione di Giovanigol le differenze che più lo hanno colpito di questa sua esperienza in terra spagnola:
La prima differenza che mi è saltata subito all’occhio è il fatto che in Spagna, a partire dai piccoli amici, le partite di campionato sono tutte arbitrate da un arbitro federale, il che rende da subito più stimolante e meno polemico il calcio giovanile. Sappiamo infatti quante lamentele ci sono in Italia quando ad arbitrare le partite dei più piccoli si cimentano i dirigenti delle squadre che giocano in casa, la soluzione adottata in Spagna la trovo più pertinente e consente anche agli arbitri una formazione più cauta ed adeguata del loro percorso, iniziando ad arbitrare dalle categorie più piccole, mentre in Italia ci sono arbitri a dirigere partite di ragazzi di solo 1-2 anni in meno di loro o addirittura coetanei.”

Ecco un’altra grande differenza, in Spagna gli arbitri ci sono e in abbondanza, situazione che in Italia purtroppo non si verifica. La classe arbitrale si sta esaurendo pia piano e la causa principale è sicuramente il comportamento poco sportivo di tutte le gradinate italiane.
Parliamo ancora di Piccoli Amici e di Pulcini dove i campionati vengono gestiti con altre logiche:

” Ad aggiungere ulteriore serietà vi è il fatto che la classifica del campionato è introdotta già dai piccoli amici, con un app che monitora punti e marcatori per ogni categoria a partire dai più piccoli. Scelta questa più o meno condivisibile, in Italia siamo più cauti e preferiamo farli iniziare con più spensieratezza, in Spagna ho visto che dipende molto dalla gestione del mister e dalla importanza che sa dare alla classifica. Al Valencia infatti si riusciva ad usarla come strumento di motivazione e per galvanizzarsi ma senza fissarla come obbiettivo e cercando di viverla con leggerezza.”

Anche a livello di licenze per gli allenatori, le differenze sono sostanziali:

“… e per quanto riguarda l’organizzazione del sistema giovanile, devo dire che la Federazione Spagnola offre maggiori opportunità agli allenatori. Ad esempio in Italia avevo provato ad accedere al patentino Uefa C ma avendo pochi punti nella graduatoria non ho potuto usufruirne. In Spagna invece la possibilità di iscrizione viene data a tutti e infatti, sfruttando l’opportunità, sono riuscito a portarlo a termine ed ora aspetto l’erogazione che è momentaneamente bloccata a causa della situazione Corona Virus.”

Parliamo di preparazione e moduli di gioco, ecco cosa cambia in Spagna:

” Un’altra grande differenza che mi viene in mente è che a partire dai Piccoli Amici il sistema di gioco è subito 8vs8 e non 5vs5. In Spagna partono subito a giocare a 8 in tutte le categorie per poi passare a 11 con i Giovanissimi. Questo permette ai giovani giocatori di  familiarizzare subito con le misure del campo e per far giocare più giocatori contemporaneamente, anche se stanno pensando di portare almeno i primi anni al 5vs5 usato anche da noi, per evitare situazioni caotiche e controproducenti.”

Continua Matteo Zonta con una serie di riflessioni:

Matteo Zonta

“Interfacciandomi con questa realtà ho scoperto poi in generale una cultura sportiva più matura rispetto a quella italiana, la maggior parte degli allenatori non puntano a vincere la partita per raccontarlo al bar ma puntano a formare i ragazzi e farli sviluppare il più possibile, anche in ottica prima squadra. Si punta infatti a portare in alto più ragazzi possibili, creandosi la squadra in casa  ( e non solo virtualmente come spesso accade in Italia ndr.) e valorizzando molto il vivaio. Un modello simile a quello spagnolo, in Italia, è l’Atalanta e in parte anche l’Hellas Verona, negli ultimi anni infatti ne abbiamo visto i risultati, ad esempio con Kumbulla, Danzi e Tupta. All’Hellas si cerca di sdoganare l’attaccamento al risultato e a concentrarsi sullo sviluppo tecnico e personale dei ragazzi, un processo che è già iniziato in Italia ma in Spagna l’ho riscontrato più maturo e diffuso. Una chicca al Valencia era la presenza di uno psicologo di squadra che a turno seguiva una delle sedute di allenamento delle squadre giovanili per osservare le capacità e il modo di comunicare dell’allenatore (in Italia sarebbe utilissimo per insegnare a certi mister che il silenzio e la ruvidità con i giovani serve poco ndr.) , dando poi delle dritte su come migliorare per mantenere un ambiente positivo e leggero. In Italia, almeno a livello dilettantistico, questo è difficile perché non si hanno i mezzi, ma l’ho trovata una cosa suggestiva ed interessante.

E parliamo anche di logistica e di impianti:

” Rimanendo sul piano dilettantistico però, un’altra differenza che ho notato sono state le infrastrutture, infatti il governo spagnolo negli ultimi anni ha investito molto a livello di impianti e supporti logistici e questo si è notato attraverso un miglioramento sportivo multidisciplinare. In Spagna anche le squadre più piccole hanno spesso 3-4 campi comunali, di cui uno sintetico, mentre qui in Italia anche società con la prima squadra in Serie D non dispongono spesso di campi di allenamento all’altezza per il settore giovanile. Giocando tutti su campi di qualità aumenta anche il tasso tecnico dei giocatori e diminuisce la disparità tra squadre autorevoli come il Valencia e realtà più provinciali: ho notato infatti che le partite risultano spesso più equilibrate e i casi di risultati tennistici sono più rari. Riguardo al metodo di allenamento, al Valencia ho notato che la tecnica non viene mai lavorata in analitico, non si vedono mai infatti esercizi dove i bambini vengono messi uno di fronte all’altro a passarsi il pallone, la staticità viene abolita e viene provato tutto a livello di situazioni, favorendo la dinamicità. Dopo tante differenze ho trovato però anche delle omologie: in Spagna come in Italia, infatti, si respira la stessa passione per questo sport meraviglioso e ho riscontrato anche la stessa curiosità e apertura verso il miglioramento delle loro metodologie: durante l’anno mi hanno reso spesso molto partecipe in tutte le attività ed erano molto curiosi di sapere come si lavorava in Italia per interfacciarsi con le parti migliori del nostro sistema, di modo che esperienze come queste siano un miglioramento reciproco.”

Quindi esperienza interessante da consigliare ai giovani tecnici:

” Assolutamente si, a livello personale il mio obbiettivo è quello di far tesoro di questa nuova cultura che ho assimilato ed unirla alle cose buone imparate in Italia, di modo da farne uscire una metodologia di allenamento che prenda il meglio da entrambe le parti. L’anno prossimo spero di poter rimanere all’interno della realtà dell’Hellas Verona e in contemporanea sarò come l’anno scorso il responsabile tecnico dei Lovers di Palazzolo, una realtà che mi sta molto a cuore e a cui voglio portare tutta la freschezza e l’innovazione ricevute in questa straordinaria esperienza, di modo da rendere il settore giovanile italiano una macchina più efficiente, con la stessa passione che da sempre ci ha contraddistinto.”

In bocca al lupo a Matteo Zonta e grazie per l’attenzione ai nostri lettori per averci seguiti in questa lunga chiacchierata.

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